I giochi mobile più popolari non funzionano sui nuovi Googlebook
Call of Duty: Mobile, PUBG Mobile e Fortnite non sono scaricabili, mentre altri titoli rilevano erroneamente un emulatore.

I nuovi portatili Googlebook, presentati a maggio e ordinabili in preordine da settembre, non riescono a eseguire i giochi mobile più popolari come Call of Duty: Mobile e PUBG Mobile.
Nei test su modelli ASUS con piattaforma Intel e su unità basate su Qualcomm, i titoli non compaiono nei risultati di ricerca del Play Store, oppure spuntano accompagnati dal classico avviso di incompatibilità con il dispositivo.
Il download, semplicemente, non parte.
Il paradosso salta all'occhio, perché sono esattamente i giochi che su queste macchine avrebbero più senso.
Parliamo di titoli con supporto nativo ai controller, da far girare su portatili con schermi da 14 e 15 pollici ad alto refresh e pannelli OLED a 120 Hz.
A questo si aggiungono diffusori di buona qualità, batterie generose e uno stack Bluetooth completo per collegare un pad senza giri strani.
Con altri due giochi la situazione è stata persino peggiore.
Farlight 84 e Delta Force si scaricano e si installano senza intoppi, però al primo avvio il client analizza il sistema, segnala la presenza di un emulatore non autorizzato e tiene l'utente fuori dal matchmaking.
Di fatto nessuna partita è possibile.
E qui la vicenda diventa davvero irritante, visto che sui Googlebook non gira alcun emulatore.
Il sistema operativo è Android, i giochi vengono eseguiti in modo nativo e sotto la scocca c'è hardware di fascia alta, con Intel Core Ultra da un lato e Snapdragon X Elite dall'altro.
Vedersi chiudere la porta da un controllo anticheat in queste condizioni somiglia parecchio a un errore di diagnosi.
L'ipotesi di un crash dei driver grafici o di un limite strutturale dei portatili è caduta con la prova successiva.
Bloodstrike, scaricato come controprova, si è installato senza problemi e ha girato con tutte le impostazioni grafiche al massimo senza perdere un fotogramma.
Il comparto grafico di questi dispositivi gestisce quindi il rendering 3D mobile più pesante senza alcuna fatica.
La causa va cercata altrove, cioè nel modo in cui il Play Store, i manifest dichiarati dagli sviluppatori e i sistemi anticheat che lavorano lato server interpretano Googlebook OS.
Lo considerano un ambiente desktop non attendibile, e la decisione arriva prima ancora che il gioco arrivi a toccare l'hardware.
Dietro questa scelta c'è comunque una logica.
Da anni chi sviluppa giochi per smartphone esclude i form factor Android non standard e segnala gli ambienti desktop con gestione a finestre multiple.
Il timore è che chi gioca con tastiera e mouse ottenga un vantaggio sleale nelle lobby piene di utenti che usano il touchscreen.
Eppure una soluzione esiste già ed è collaudata da tempo.
Separare i bacini di matchmaking in base al tipo di comando è proprio quello che fa Call of Duty: Mobile quando qualcuno collega un controller Xbox o PlayStation.
In questo caso, invece, la strada scelta è stata quella di sbarrare l'accesso e basta.
Il risultato è che chi in questi giorni ha scartato un portatile da oltre 850 euro, con l'idea di usarlo anche per i propri giochi preferiti, si ritrova con installazioni bloccate e avvisi su emulatori che non esistono.
È lo stesso genere di lotteria sul funzionamento delle app che ha accompagnato ChromeOS per tutta la sua storia.
Ci si può aspettare che Google e gli studi coinvolti intervengano con aggiornamenti mirati, ma per ora una delle funzioni che sulla carta dovevano trainare le vendite dei Googlebook è partita con il piede sbagliato.



